La storia di Marie – basterebbe cosi’ poco….. una “banale” etichetta
Marie (il nome è di fantasia) è mia figlia: è la terza di tre sorelline, è una bimba serena, sta bene, frequenta l’asilo, quindi, quando a 5 anni manifesta un po’ di febbre e diarrea, non mi preoccupo troppo. Anche una delle sorelle ha avuto gli stessi sintomi nello stesso periodo… penso a un virus stagionale.
Dopo qualche giorno però, mentre la sorella migliora, Marie si aggrava all’improvviso: sembra davvero provata dai dolori addominali, ma soprattutto compare sangue nelle feci. Due sintomi che fanno immediatamente scattare nella mia testa un campanello d’allarme e la porto al pronto soccorso.
Siamo a Lodi, dove le infezioni da shigatossina sono ben note ed infatti è proprio a questo che pensano i medici quando mi chiedono se Marie sia stata di recente in qualche malga o se abbia assunto alimenti a base di latte non pastorizzato. Ho sentito parlare della Shigatossina e della Sindrome Emolitico Uremica, ma so che è una patologia molto rara e poi noi non andiamo in montagna da molto tempo e la bambina non ha mangiato niente che possa far pensare ad una infezione da shigatossina. Quindi quando i medici decidono di trattenere comunque Marie in osservazione e di inviare un campione di feci al Centro SEU di Milano per un controllo, sono quasi perplessa, mio marito soprattutto pensa sia una esagerazione: siamo ovviamente preoccupati per la piccola, ma non ci aspettavamo la necessità di un ricovero.
Le 48 ore successive però sono davvero faticose: Marie sta malissimo, la dissenteria sembra peggiorare e lei si indebolisce al punto che non riesce a parlare; persino ascoltare le favole che le leggo è per lei un fastidio. Siamo ricoverate in isolamento, in un ospedale avvolto dalla nebbia di gennaio e la mia angoscia aumenta; nonostante l'ottima assistenza del personale medico e infermieristico la paura si fa strada nella mia mente, comincio a pensare che davvero quella che sapevo essere una malattia rara colpirà proprio la mia bambina.
Marie viene trattata con un protocollo di iperidratazione e supportata con antidolorifici; i controlli delle urine effettuati 2 volte al giorno non mostrano presenza di sangue nelle urine, tuttavia, dopo 2 giorni arriva da Milano la conferma della presenza di shigatossina nel campione analizzato.
Fortunatamente i protocolli che erano già stati avviati, grazie al sospetto diagnostico dei medici del Pronto Soccorso, evitano l’insorgere della Sindrome Emolitico Uremica e Marie viene dimessa dopo circa una settimana. Un grande spavento per lei e per noi, ma nessun danno permanente.
Io però intanto mi arrovello su come Marie abbia potuto contrarre quell’infezione; insieme a mio marito ricostruiamo i fatti e scopriamo che la bimba, a nostra insaputa, insieme alla sorella più grande, aveva assaggiato un pezzettino di un formaggio acquistato in un caseificio della provincia milanese. Tuttavia sull’etichetta di quel prodotto non viene riportata nessuna indicazione in merito agli ingredienti. Decido di approfondire: telefono innanzitutto al caseificio da cui vengo a sapere che in effetti si tratta di un prodotto a base di latte crudo e porto il campione al Centro SEU per farlo analizzare. Gli esami mostrano che nel formaggio è presente la shigatossina.
Questo significa aver trovato la causa di tutto, certo, ma anche prendere coscienza del gravissimo rischio fatto correre alla nostra bambina per una disattenzione…. per un "banale" pezzettino di formaggio.
Sono passati 2 anni da quella brutta esperienza e fortunatamente Marie sta bene e non ha avuto danni fisici, tuttavia è ancora molto terrorizzata dalla diarrea e ogni piccola infezione gastroenterica è per lei fonte di ansia.
Il caseificio non ha avuto conseguenze, forse la forma da cui proveniva il formaggio assaggiato da Marie era l’unica contaminata… in ogni caso ciò che ha salvato la nostra bambina è stata la formazione dei medici su questo tipo di infezioni e la loro tempestività nell’attuare i protocolli di iperidratazione; per questo io sono grata a Progetto Alice per il grande Lavoro di informazione e al Centro SEU che ha costruito una rete di sorveglianza sulla SEU in Lombardia che funziona benissimo. Spero che anche in altre Regioni ci possa essere questa attenzione.
Ma a monte di tutto, non posso non pensare che forse una semplice etichetta con gli ingredienti del formaggio o con un avviso sui rischi del latte crudo, avrebbe potuto mettermi in guardia; avrei comunque comprato quel prodotto, che è molto buono, ma semplicemente sarei stata più attenta e non lo avrei lasciato a disposizione delle mie figlie.
Anche quando le infezioni da STEC, non evolvono in Sindrome Emolitico Uremica, sono comunque eventi gravi, portano al ricovero e a una grande sofferenza per il soggetto colpito e per i suoi familiari. Sono eventi traumatici che potrebbero essere evitati con una “banale” etichetta.
Basterebbe davvero così poco…
Una mamma
